| Impressioni dopo le prime 3000 miglia: l'esperienza 2005. |
| di Alessandro Sporeni | Sono passati un pò di mesi da quando ho iniziato il trasferimento dell'OVNI 435 Calypso music dalla Francia all'Italia. Siamo partiti da Les Sables d'Olonne i primi di giugno 2005 e arrivati a S. Giorgio di Nogaro a metà settembre. Appena arrivato amici e conoscenti hanno formulato una domanda: "Come va la barca?" A questa bisogna aggiungerne un'altra: "Perché avete preso una barca di alluminio?" Il bisogno della razionalità che c'è in ognuno di noi vince. La necessità di catalogare, di porre dei limiti e degli schemi. Come se non fossero il cuore, la passione, le ore di sonno perse, l'entusiasmo, i sogni, i sentimenti che fanno muovere le barche a vela sugli itinerari della grande altura. Ma fossero piuttosto la dotazione elettronica aggiornata, cavi elettrici, monitor lcd, piuttosto che i bozzelli di titanio, piuttosto che le vele senza cuciture, piuttosto che un progettista rispetto a un altro ... Ci sono tanti modi di concepire la vela e fra alcuni di questi le distanze sono veramente considerevoli. Alla mia seconda traversata atlantica, quella di rientro dai Carabi all'Europa effettuata con un Comet 375 di serie, un pensiero prende il sopravvento sugli altri. Quando sei in mezzo al mare, quello vero, senza correnti o alisei che comunque ti spingono, quando sei nella fascia dei venti e delle correnti variabili a 1000 miglia dalla terra più vicina,dicevo, hai un unico pensiero, preservare il più possibile albero e timone. Non te ne frega più nulla di tutte le altre cose, elettronica, impianto elettrico, motore, gabinetto, etc. Solo due cose ti permetteranno di arrivare a destinazione e sono quelle due. Di tutto il resto non ti importa nulla. Ed eccola lì la prova, la notizia arriva via etere, una barca abbandonata per perdita di timone, la sfiliamo, le passiamo vicini, ci sembra di vederla nell'immensità dell'orizzonte abbandonata al suo destino, l'equipaggio in salvo su una nave. Un'altra barca, francese, disalbera. Potrà continuare solo grazie al soccorso organizzato via etere; un megayacht le scaricherà in pozzetto un barile di gasolio, continuerà a motore fino alle azzorre. Ordinarie storie di una traversata durante la quale il tempo è sempre stato bello. Come va la barca? Come se fosse la prova di un'automobile. Da 0 a 100 Km in tot secondi. Come se non ci fossero migliaia di variabili. Quanto carica era? Direzione del vento, tipo di onda, numero e bravura dell' equipaggio, tipo di vele, le variabili si allungano all' infinito... La barca a vela si schiude lentamente, ci offre quasi con ritrosia la sua essenza, sta a noi interpretare piccoli indurimenti del timone, variazioni di assetto al variare di pochi gradi di sbandamento, trovare le combinazioni giuste di vele. È un gioco lungo e paziente che richiede tempo. E con una novità da noi mai utilizzata prima: la deriva mobile. Dirò la verità. Quando abbiamo iniziato a pensare a una nuova barca siamo (sono più che altro) stati tentati dai catamarani. Ebbene si, la traversata di rientro effettuata su una piccola barca non progettata espressamente per l' oceano mi aveva talmente provato fisicamente, da far mettere la comodità ai primi posti nella scaletta delle priorità. Ero affascinato dalla possibilità di navigare non sbandato. Problemi di budget (il catamarano deve essere grande almeno 45 piedi, secondo me) e il non entusiasmo da parte di tutti i soci ci hanno orientato su altre soluzioni. Dopo avere provato in oceano una barca con scafo piuttosto tondo (scarsa stabilità di forma) e bulbo profondo con siluro (alta stabilità di peso), poppa piuttosto stretta mi ero convinto che per avere un comportamento diverso sull' onda e soprattutto più confort in navigazione bisognava cambiare questi parametri. Almeno nella fascia di misura da 38 a 43. In oceano ho avuto veramente la sensazione di essere sottoposto a un effetto "pendolo". L'onda ti prende e ti corica, il bulbo profondo ti rischiaffa dall' altra parte con altrettanta energia e violenza. Volevo la barca innanzi tutto con più stabilità di forma e pescaggio più contenuto. Non avevo mai pensato a un deriva mobile. Ma ho iniziato a ragionare su certi parametri. Certi scafi vengono commercializzati in due versioni: una a chiglia e una a deriva mobile. È noto che le versioni a deriva mobile hanno un dislocamento superiore a quello delle gemelle a chiglia fissa: per avere lo stesso momento raddrizzante devono avere più peso in quanto non c'è il braccio di leva del bulbo con siluro terminale posizionato molto in basso. In altre parole maggior dislocamento, maggior confort e movimenti più dolci, minori prestazioni di bolina. Un altro aspetto del problema: la chiglia per quanto concerne il peso concorre alla stabilità della barca, cioè a mantenerla dritta; per quanto concerne la forma impedisce lo scarroccio generando una forza uguale ma contraria a quella che il vento esercita sulle vele, cioè fa sbandare la barca. È quello che succede ogni volta che un'onda colpisce la barca, la barca si inclina facendo perno sulla chiglia sottostante. Queste considerazioni mi avevano convinto che una barca a pescaggio limitato o a deriva mobile sarebbe stata più confortevole. Tutte le persone con le quali ho parlato che avevano navigato sugli Ovni erano soddisfatte,io ne dovevo ancora provare una ma avevo già firmato il contratto. Riguardo alla scelta dell'alluminio non era stata una vera scelta nel senso che Alubat oggi è tra i pochi cantieri che produce barche da crociera, ovvero progettate al di fuori di regolamenti di stazza,consegnate accessoriate pronte per partire per la grande altura. Il che vuol dire per me necessariamente: armo in testa d'albero, strallo di trinchetta, volanti, coppia di sartie basse, crocette non acquartierate, boma piuttosto corto per non finire in acqua con conseguente rottura nelle impoppate, suddivisione degli interni atti al charter, pannelli fotovoltaici e generatore eolico. Provate andare da un venditore delle principali marche come ho fatto io e vedrete come strabuzza gli occhi! Bene ritorniamo a Les Sables ... partiamo, mi accorgo subito di un diverso comportamento in porto da quello alla quale ero abituato. Dopo un po' di manovre e qualche patema mi accorgo che l'elica è destrosa e che la barca è molto sensibile al vento laterale rispetto alla mia barca precedente. Cioè stiamo entrando in retro in un posto barca, diamo un colpo in avanti per fermare la barca, se c'è un po' di vento laterale, la prua si abbatte clamorosamente sottovento. Questo è dovuto probabilmente alla posizione del centro di deriva piuttosto arretrata e alla sua superficie totali in rapporto al dislocamento. Bisogna farci la mano. Tra le altre cose l'asse dell'elica è leggermente disassato, anche se di pochissimo, e influirà anche questo. In 15 giorni risaliamo la Bretagna fino al Morbihan, con condizioni di tempo piuttosto leggere principalmente di bolina. Apprezziamo la discreta velocità rispetto alle altre barche da crociera di dimensioni analoghe. I posti sono veramente molto belli e la certezza di non tornarci, almeno nel prossimo futuro, ci fa dedicare il tempo disponibile e la concentrazione, più al turismo che non alla navigazione. Affrontiamo il Golfo di Biscaglia con una buona copertura meteo, le condizioni sono variabili. In particolare una notte un SW per fortuna leggero e non annunciato dal bollettino, ci obbliga a una bolina ove preferiamo il confort alla velocità. Durante la discesa del Portogallo abbiamo modo di testare meglio la barca. Il bollettino dava vento fresco e, come spesso accade in oceano, é arrivato di notte.Siamo in tre ma uno è subito fuori combattimento per il mal di mare. In effetti nessuno ha combattuto, abbiamo ridotto vela e quando ha iniziato a assestarsi sui 30/35 reali siamo rimasti in poppa di sola trinchetta. La barca ha fatto tutto lei molto dolcemente a 8/9 nodi fissi, sempre con grande sensazione di sicurezza e dolcezza. Alla fine di 24 ore avevamo percorso in equipaggio ridotto e assolutamente senza spingere 165 miglia a vela. Non male per non avere fatto niente e per essere su una barca di 11 ton di dislocamento!. La deriva l'ho tenuta rientrata a metà. Si perché certe cose bisogna proprio digerirle. A Lisbona ho parlato con un franco-portoghese proprietario di un vecchio Ovni 43. Era di rientro dai Carabi e mi ha confermato che lui, nelle andature portanti, naviga sempre con la deriva alzata. E giù a fare le prove ora che ci manca ancora un pezzo di oceano e che c'è ancora onda e vento. Sarà impressione, ma se è impressione è contagiosa perché anche il resto dell'equipaggio ha le stesse sensazioni, siamo sotto spi a 8 nodi, si rolla un poco, man mano che si solleva la deriva la barca rolla di meno, si appoggia sulla larga poppa, è come se fosse su dei binari, è un gran bell'andare! Non è un catamarano ma ci manca poco. In effetti le andature portanti, come confermato in diverse occasioni, sono il piatto forte di questa barca. Venti, venticinque nodi di reale, due mani con ritenuta, genoa tangonato, due metri di onda e sottocoperta sembra di essere in porto! Siamo in realtà a quasi 8 nodi di media sotto pilota automatico e cosi se ne può fare di strada! Dall' ingresso nel Mediterraneo domina la quasi totale assenza. Queste condizioni ci accompagneranno fino praticamente a S. Giorgio. La bolina è la nota dolente. La bolina è sempre la nota dolente sulle barche da crociera! Cento metri di catena da 10 a prua, 600 litri d'acqua e 300 di gasolio ben distribuiti a centro barca, ma pur sempre ... Ma il vero difetto è probabilmente un altro, oltre a delle linee d'acqua ottimizzate per le andature portanti. Di bolina con raffiche, tipico del Golfo di Trieste con la bora per esempio, la barca è estremamente faticosa da portare. A una poppa molto larga è stato abbinato un timone dal profilo poco efficiente e a scarso allungamento. Così appena la barca sbanda il timone è del tutto inefficace. Rispettando la scelta del progettista della pala basculante per potere andare in spiaggia, si sarebbe dovuto optare a mio parere, su una poppa cosi larga, sulla doppia timoneria come è stato fatto sul modello maggiore il 45 o perlomeno su una pala più allungata. Da questa breve presentazione ne viene fuori un quadro di un prodotto specialistico, molto adatto a certe situazioni meno ad altre. Ci sono certamente altri prodotti con maggiori caratteristiche all-round più adatti al Mediterraneo. È che noi in Mediterraneo non vorremmo fermarci molto ... Udine, dicembre 2005 |