Traversata atlantica

di Alessandro Sporeni
Il conto alla rovescia è iniziato, domani inizio a lavorare sulla barca. Sono piccole rifiniture e perfezionamenti soprattutto nello stivaggio dei viveri e dei materiali. Grandi lavori si sa non ce ne sono, la barca per fortuna è nuova. Domani inizio con tranquillità quello che, lo so già, finirò a fine maggio con un'attività frenetica. I lavori più grossi sono lo smontaggio e il rimontaggio dello strallo in posizione più arretrata su degli attacchi già predisposti e la sostituzione dei lavelli in cucina con un piano in inox tutto nuovo. Un grosso lavoro sarà alla fine caricare tutto senza dimenticare nulla.
Questa è la mia terza traversata atlantica, sono tranquillo, la barca è una gran bella barca è l'equipaggio per la traversata (già formato) è fantastico.
 
Le persone mi chiedono quando parto. La mia risposta li confonde: "Inizio giugno, ma è il periodo giusto?". Dimenticano che prima di iniziare la traversata propriamente detta bisogna arrivare alle Canarie e sono circa 3000 miglia, cioè più che la traversata stessa, con una meteo molto più variabile e imprevedibile, facendo lo slalom per schivare coste, isole e navi.
Tutto sommato è più impegnativo uscire dal Mediterraneo ed allora è meglio prendersela comoda, nel periodo dell'anno migliore. Una volta usciti da Gibilterra venti e correnti favorevoli ci spingeranno dall'altra parte dell'oceano.
 
Non tutti gli anni sono uguali: l'aliseo -che significa vento costante- in realtà varia di anno in anno in intensità e direzione; variano inoltre le precipitazioni e durante l'estate nel tratto di mare compreso tra Gibilterra e le Canarie le pilot chart danno 0% di probabilità di burrasca.
Nella precedente uscita dal Mediterraneo proprio la tratta Gibilterra-Madeira è stata una delle più dure di tutto il giro. Quarantotto ore a quasi 30 nodi da NW al traverso stretto non sono proprio piacevoli in mezzo all'oceano, anche se è aliseo portoghese e le pilot ci rassicurano che non ci sono "mai" burrasche in questo periodo dell'anno.
 
Ci fermeremo alle Canarie dall'inizio di settembre al 25 dicembre, data della partenza dell'ARC. Il tempo è generalmente buono, anche se l'aliseo soffia spesso generoso e alza una discreta onda. Le anomalie meteorologiche sono sempre possibili, come nel 2005, quando una tempesta tropicale fuori luogo e stagione è passata vicino alle isole e vicino alla flotta di 220 barche appena partite. Per evitarla alcuni equipaggi sono passati vicino le Isole di Capo verde lasciandole a dritta!
 
E poi c'è l'oceano. Duemilaottocento miglia di solo mare. Più di cinquemila chilometri.
Mi chiedo perché quasi tutti gli appassionati di vela sospirano e gemono solo al sentire queste parole. In fin dei conti che sarà mai?
Parecchi giorni di navigazione, solo mare da tutte le parti possono anche essere noiosi. Volete mettere la varietà del Mediterraneo? Le coste, le isole, la cultura, la cucina, la storia, gli innumerevoli deliziosi ridossi della Grecia, della Turchia, l'ouzo, il raki, i tappeti, le icone, le sarde e le orate, i minareti, il tzaziki…
Un'orgia infinita di sapori, odori, visuali che inebriano e appagano il cervello.
Eppure gli appassionati gemono e sospirano. Perché mai? Cosa li attirerà? Cosa sperano di trovare?
 
La mattina della partenza dell'ARC, che a me piace considerare come una sorta di "Barcolana dell'oceano", inizia sonnolenta. Sono finite le attività frenetiche dei giorni della vigilia, i controlli, gli ultimi lavori, la cambusa per un mese per otto persone da comprare da caricare e da stivare. I moli si animano lentamente e prendono vita. Duecentoventi imbarcazioni a vela e più di mille persone formano gli equipaggi. Nel 2000, quando ho partecipato, era anche una bellissima giornata di sole. Barche tirate con equipaggi che puntano alla vittoria, tranquille famigliole, coppie con e senza cane, qualcuno anche con bambini piccoli. Si va dagli "open" oceanici alle piccole barche tradizionali a chiglia lunga.
Ognuno con le sue motivazioni, la sua storia, sogni e ambizioni.
Gli skipper sono tranquilli, gli equipaggi ostentano serenità. Sui moli gli ultimi addii, molti di quelli che restano hanno gli occhi lucidi. Molti di quelli che sono qui hanno sognato per anni, forse per una vita questo momento. È un momento da assaporare con calma, attimi veramente magici.
È inebriante: la grande avventura è li fuori che ci aspetta. La modernità ha sminuito solo di poco l'avventura: potremo contare solo sulle nostre forze e risorse per molte lunghe giornate. L'oceano è una musica, il ritmo cresce sommesso, le albe si susseguono ai tramonti, la barca naviga veloce con andatura portante che sembra non finire mai e accelera, accelera..accelera…..sotto un cielo azzurro percorso dai cumuletti dell'aliseo.
Acqua infinita davanti alla prua da navigare, la scia dietro la poppa si muove veloce, le onde ci spingono, finalmente ci aiutano. Il timoniere è concentrato; sa che una piccola distrazione in questa andatura potrebbe comportare danni all'attrezzatura. I turni si susseguono. C'è tempo per riposare, leggere, mangiare e finalmente per….oziare! Le giornate si susseguono uguali eppure sempre diverse.
Ogni giorno il clima diventa più mite, ci si toglie la cerata, il maglione, i pantaloni, alla fine si rimane in maglietta sotto il sole dei tropici.
 
Ci sono altre avventure, altri sport, ma pochi hanno una finestra temporale così lunga.
Navighiamo per circa venti giorni e i tempi sono simili ancora oggi a quelli impiegati da Cristoforo Colombo.
E mai un'avventura ha un finale così lieto, le calde isole caraibiche!
 
Alla prossima, questo novembre!
 
Alessandro Sporeni
 
Udine, 01-02-07