| A proposito di uragani ... e dontorni. |
A proposito di uragani… settembre 2008 traduzione di |
Tutta l’area caraibica e’ a rischio uragani, che sono molto piu’ frequenti di quello che normalmente si pensa.
Le isole Vergini, ad esempio, sono state colpite o in parte toccate da 32 uragani dal 1871 ad oggi. Solamente nel 1916 sono passati 3 uragani. Nel 1889, 1891 e nel 1979 ci sono stati 2 uragani nello stesso anno. Porto Rico e’ stato colpito da 34 uragani di cui 3 nel 1916 e 2 nel 1891, 1898, 1899,1901 e nel 1979. L’area tra Antigua e la Guadalupa ha avuto 32 uragani di cui 3 nel 1933 oltre a circa 10/12 depressioni tropicali .Tra la Martinica e St. Lucia ci sono stati 44 uragani e circa una dozzina di depressioni tropicali. La frequenza degli uragani tra St. Vincent e le Grenadine e’ piu’ bassa rispetto alle isole situate piu’ a nord, ma bisogna dire che in questa zona non ci sono dei ridossi per rifugiarsi. Il primo posto utile e’ sulla costa a sud di Grenada, un’area che ha avuto solo 5 uragani nella sua storia. Anche l’isola Margarita in Venezuela e’ stata colpita solo 2 volte in 120 anni e nessun uragano si e’ mai verificato sulle coste del Venezuela. Alla luce di tutto cio’ bisogna pensare che si possa verificare un uragano ogni 4/5 anni circa, indipendentemente da dove ci si trova ai Caraibi, per cui la migliore cosa da fare tra i mesi di luglio e novembre e’ spostarsi a Grenada, Trinidad o lungo la costa del Venezuela. Al giorno d’oggi nella zona est dei Carabi le barche da diporto sono cosi’ numerose che negli “hurricane holes” (zone che offrono buon riparo dai venti e dal mare spesso in mezzo alle mangrovie) cercano rifugio cosi’ tante imbarcazioni che basta che una o due non siano propriamente ancorate ed inizino ad arare, per creare un’ effetto domino sulle altre con conseguenze che si possono ben immaginare. Senza dubbio ci sono ormai pochi hurricans holes che non siano affollati o che non siano conosciuti. Uno di questi sembra essere Ensenada Honda a Vieques, isola che si trova sul lato est di Porto Rico. Nel 1989 durante l’uragano Hugo pochissime barche andarono li, la maggior parte di esse si diresse a Ensenada Honda a Culebra. Altro problema sono le barche da charter che nella stagione degli uragani diventano quello che gli skippers locali chiamano i “charters bomba”. Le grandi compagnie di charters non hanno abbastanza personale per preparare, ancorare o spostare le barche nel caso di avvisi di uragani e cosi’ queste imbarcazioni diventano dei pericoli micidiali. Poche barche da charters sono equipaggiate con piu’ di 2 ancore e queste possono essere sufficienti con venti che non superino i 30/40 nodi e niente di piu’. Se in un ancoraggio sovraffollato in un hurricans hole hai davanti una di queste barche ed essa inizia ad arare hai decisamente un grosso problema, l’unica cosa da sperare e che ti passi vicino senza conseguenze, ma se la sua ancora aggancia la tua e’ l’inizio del disastro. Si puo’ finire entrambi in spiaggia o coinvolgere altre imbarcazioni. Alle compagnie di charter questo non interessa piu’ di tanto , in quanto le barche sono completamente assicurate. I danni subiti dalle loro barche saranno totalmente risarciti, ma non quelli da loro provocati a terzi in quanto l’uragano viene considerato una calamita’ naturale. Anche se si decidesse di fare causa alla barca che ti e’ venuta addosso, sarebbe molto difficile trovare un avvocato disposto a portarla avanti anche previo congruo anticipo. Fino al 1950 il sistema di preavviso degli uragani ai Carabi era molto inefficiente , si aveva notizia solo attraverso l’avviso fatto da navi che transitavano nella zona, in caso contrario si sapeva dell’arrivo della perturbazione solo nel momento in cui il barometro iniziava a calare molto velocemente, di solito 18/24 ore prima. A quel punto non c’era piu’ nulla da fare se non rifugiarsi nel piu’ vicino hurricane hole e sperare per il meglio. Verso la fine degli anni 50 i vecchi B-36s furono convertiti in aerei per il monitoraggio del tempo e quindi diventarono dei veri e propri cacciatori di uragani. Per piu’ di un decennio essi ne seguirono le tracce dando avviso del loro arrivo. Ovviamente con questo sistema un po’ empirico non li si poteva scovare proprio tutti. Una volta un uragano arrivo’ a St. Barthelemy. Da qui essi chiamarono St. Thomas nelle Vergini Americane per avvisare del suo arrivo. Alle Vergini americane erano totalmente ignari del fatto e chiesero come facevano a saperlo dato che loro non avevano ricevuto nessun avviso dai B-36s. St.Barts rispose che lo sapevano perche’ la loro antenna e il tetto stava per essere portato via dalla forza del vento. Gli aerei si alzarono in volo e constatarono la situazione. La flotta di barche da charters di St. Thomas che allora era molto piccola, prese il mare controvento per andare a rifugiarsi a St. John in un hurricane hole. Poche di esse ci riuscirono, le altre dovettero ripiegare per il porto di St. Thomas dove affrontarono l’uragano. Fortunatamente ai giorni nostri grazie ai satelliti gli avvisi vengono dati con 3/4 giorni di anticipo e inoltre una pubblicazione del governo degli USA ( Tropical Cyclones of the North Atlantic Ocean) fa vedere tutte le tracce degli uragani conosciuti. Si notera’ che a parte poche eccezioni essi seguono delle vie ben definite. Solo se raggiungono Porto Rico, Haiti o la Repubblica Dominicana, ossia le isole piu’ grandi, possono invertire la loro rotta in qualsiasi direzione. Una di queste eccezioni e’ stato l’uragano Klaus alla fine del 1984. Si sviluppo’ poco a sud di Porto Rico andando verso nord est. Klaus era fuori stagione ed era uno dei 3 uragani in cento anni che ando’ verso nord est al di sotto dei 22° N. Il consiglio migliore da dare agli skipper che navigano con barche ben equipaggiate in presenza di una leggera brezza prima dell’uragano e’ di prendere il mare. Infatti con 2/3 giorni di preavviso si possono percorrere certamente 250/300 miglia dal centro della perturbazione e in questo modo ci si puo’ aspettare una onda morta molto grossa o enorme, ma non piu’ di 30/40 nodi di vento. Durante l’uragano Hugo le barche a English Harbour a Antigua non ebbero molto danni. Questo avvenne perche’ l’uragano fortunatamente passo’ circa 30/40 miglia a nord. Se cosi’ non fosse stato, visto le tante barche non propriamente ancorate o addirittura abbandonate, sarebbe stato un vero e proprio disastro. Tre giorni prima del passaggio di Hugo su Antigua venne dato l’avviso che avrebbe colpito la Guadalupa o , appunto, Antigua. Questo margine lasciava il tempo alle barche presenti in questa zona di potersi spostare a sud di Grenada (lontana circa 300 miglia) dove non avrebbero subito piu’ di 30 nodi di vento. Si sapeva inoltre che l’uragano avrebbe proseguito la sua corsa verso le isole Vergini Americane e Britanniche per poi colpire Porto Rico. Le barche che si trovavano in quest’ultima zona si sarebbero dovute dirigere a nord o meglio a nord est per trovarsi almeno a 300 miglia dal centro della tempesta. Bill Skokl proprietario della goletta di 42 piedi “Media” si trovava a Isleta Marina sulla costa est di Porto Rico , 48 ore prima dell’arrivo di Hugo si rifugio’ a sud dell’isola . Egli ebbe non piu’ di 30/40 nodi di vento un’enorme onda lunga e nessun danno alla sua barca. Quando rientro’ a Isleta Marina non trovo’ nulla se non una totale distruzione. Ricordate: non cercate di affrontare un’uragano in un ancoraggio sovraffollato. Un’altra soluzione al problema degli uragani e’ andare a sud di Grenada durante i mesi estivi . Come gia’ detto l’isola e’ stata colpita solamente 3 volte dagli uragani, sebbene alcuni di essi abbiano sfiorato la costa a nord, gli hurricane holes a sud sono cosi’ protetti che ognuno di essi offre la massima protezione. Purtroppo le grandi compagnie di charter delle isole piu’ a nord mandano intere flotte di barche a Grenada durante la stagione degli uragani con la conseguenza che anche questi siti sono diventati sovraffollati, per cui se sei a Grenada e senti dell’arrivo di un uragano la cosa migliore e’ comunque levar l’ancora e andare a Trinidad. Se poi, vuoi essere assolutamente sicuro, vai in Venezuela o nelle isole davanti alle sue coste dove si sono formate solo poche depressioni tropicali con 40/50 nodi di vento. Queste sono poi diventate veri uragani solo dopo avere raggiunto le isole piu’ a nord. Le coste del Venezuela hanno al massimo sofferto di una grossa onda morta e molta pioggia. Cosa dire di rimessare la barca a terra? Le marine che adottano questo tipo di servizio sono molte. Ci sono varie ragioni per cui le persone decidono di fare cio’ : per evitare il furto della barca da parte di trafficanti di droga che la usano solo per una consegna e poi l’abbandonano, per ridurre il pericolo di osmosi. Alcuni pensano inoltre erroneamente che le barche a terra siano piu’ sicure in caso di uragano. Bisogna ammettere che se un uragano sfiora di poco l’isola i danni saranno sicuramente relativi, ma se la colpisce in pieno ce ne saranno di considerevoli , le barche infatti si rovesceranno una sull’altra come dei birilli. Durante “Hugo”nelle marine della costa est di PortoRico ci sono stati molti problemi di questo tipo eccetto che al Puerto del Rey Marina che e’ l’unica che ha subito pochi danni. Il risultato di “Hugo” e’ stato che molti armatori hanno avuto considerevoli danni e gli assicuratori se ne sono lavati le mani, cosi’ gli unici che hanno guadagnato in questa situazione sono stati i cantieri che si occupano delle riparazioni, la maggior parte delle volte sono gli stessi che si erano occupati del rimessaggio delle barche a terra. Le assicurazioni non coprono i danni delle barche rimessate a terra se prima non si e’ provveduto a rimuovere l’albero. Inoltre se la barca ha una chiglia molto profonda devi scavare 2 buchi e interrare la barca fino allo scafo. Rimossa tutta l’attrezzatura di coperta potrai quasi stare tranquillo che la barca sopravvivera’ alla forza del vento. Puerto del Rey marina ha imparato molto sia dagli uragani che l’hanno colpita direttamente sia da quelli che le sono passati vicini. Ha costruito un frangiflutti che la ripara totalmente dai venti di nord-est, ha anche migliorato il metodo di ricovero delle barche a terra. Il risultato e’ stato che durante l’uragano del 1999 ha avuto pochissimi danni alle barche . In ogni caso se si decide di navigare ai Carabi specialmente durante la stagione degli uragani ti prego di tener presenti questi consigli. Tutti i Caraibi sono una regione dove gli uragani si sviluppano molto piu’ frequentemente di quello che normalmente si pensa. Ci sono delle eccezioni al periodo e alla traccia. L’uragano Lenny e’ arrivato in ritardo, era il 16/17/18 Novembre. Le eccezioni alla regola che gli uragani ai Caraibi si muovono da est verso ovest sono molto poche. Nel 1800 l’ammiraglio Rodney arrivo’ a Barbados alla fine di ottobre in cerca di rifornimenti. Purtroppo scopri’ che l’isola era in una situazione disperata; era infatti passato un uragano che, formatosi in Jamaica, aveva attraversato a ritroso tutti i Caraibi distruggendo l’isola di Santa Lucia e colpendo infine Barbados. Nel marzo del1908 si formo’ un uragano a 300 miglia a nord- est di St. Barts. Dopo avere lambito quest’isola, colpi’ in pieno St.Kitts. Il 30 dicembre del 1954 si formo’ circa 600 miglia a nord di Antigua l’uragano “Alice”. Punto’ verso sud-est passando sopra Nevis e a nord di Monserrat e finalmente giro’ a sud-est dissipandosi a ovest di Grenada. Nel 1992 e’ stato installato a Trinidad il primo travel lift al cantiere “Power Boats”. Fino ad allora non c’erano servizi per le barche di questo tipo tranne quello dell’associazione “Trinidad and Tobago Yachting Association” che aveva il limite di 20 tonnellate. L’uragano “Hugo” ha dato un’enorme impeto a questo genere di servizi. Infatti come conseguenza Power Boats e successivamente Peak ne hanno installato uno da 40 tonnellate . Le compagnie di assicurazione che avevano subito seri danni rifiutarono di assicurare le barche che erano a nord di 12°40’ nord Fortunatamente Trinidad non e’ stata colpita dagli uragani ultimamente , diventando cosi’il piu’ grande rimessaggio durante la stagione estiva. La “Trinidad and Tobago Yachting Association” stima che nel 1999 c’erano circa 2500 barche. Se un uragano o una depressione tropicale dovessero raggiungerla non oso pensare a cosa potrebbe succedere. E’ giusto notare che nel 1892 un uragano passo a nord di Trinidad e a sud di Tobago.Nel 1974 una depressione tropicale con venti di 60/70 nodi passo nella parte piu’ a sud di Trinidad. Nel 1978 una depressione tropicale si formo’ proprio a ovest di Trinidad e a est della penisola di “Paria”. Un’altra depressione tropicale passo’ nel 1990 e ancora nel 1993. Naturalmente in quegli anni c’erano cosi’ pochi yachts che non ci furono danni. Una depressione tropicale ieri, domani potrebbe essere…. Tradotto liberamente da: Puerto Rico, the Spanish, U.S. and British Virgin Islands Donald M. Street, jr. Backinprint.com Edition Profeticamente Donald M. Street aveva concluso il suo articolo con dei puntini.
URAGANO DEVASTANTE La notte del 6 settembre 2004, l’uragano Ivan si stava dirigendo verso Barbados. I grenadini si preparavano all’arrivo di qualche temporale in coda all’uragano. In generale l’isola veniva considerata al di sotto della zona a rischio e inoltre non era piu’ stata colpita da un uragano forte dopo quello chiamato Janet, del 1955. A mezzanotte, l’occhio di Ivan inaspettatamente si abbasso’ di 3 gradi di latitudine e si pose in rotta di collisione con Grenada. Il 7 settembre inizio’ come ogni altro giorno:le condizioni meteorologiche erano tranquille e l’arrivo di un uragano sembrava un’ipotesi semplicemente surreale. Tuttavia, verso mezzogiorno il tempo cambio’ e nel giro di tre ore il vento inizio’ a soffiare ad una velocita’ di 193km/h, investendo Grenada da sud. Il ciclone si abbatte’ con tutta la sua violenza direttamente sui quartieri piu’ popolati di St. Gorge’s e St. David’s, scoperchiando case, abbattendo alberi e linee elettriche e distruggendo alcune strutture dalle fondamenta. Trentanove grenadini morirono, molti edifici pubblici e circa il 90% delle abitazioni subirono gravi danni. La cattedrale cattolica e la chiesa anglicana persero il tetto e lo stadio del cricket a Queen’s Park fu completamente distrutto. I raccolti di noce moscata, cacao, banane e altri prodotti agricoli furono devastati. Come se non bastasse, l’uragano fu seguito da ondate di saccheggi e vandalismi. Molti abitanti passarono mesi senza un tetto sulla testa e senza elettricita’, e con notevoli limitazioni per l’utilizzo dell’acqua corrente. Oggi la vita di Grenada sta tornando lentamente alla normalita’. Il paese ha ricevuto massicci aiuti da altri paesi dei Carabi, soprattutto da Trinidad and Tobago (che hanno inviato truppe per mantenere l’ordine), da Cuba (che ha inviato squadre di operai a riparare le linee elettriche e altre infrastrutture). Gli sforzi profusi nella ricostruzione sono stati incoraggianti e, nonostante i problemi delle fasi immediatamente successive all’uragano, le cose stanno rapidamente migliorando. Il Queens park devastato dall’uragano verra’ ricostruito entro il 2007 in occasione della Cricket World Cup, ma al momento della stesura di questa guida i progetti erano ancora arenati su questioni assicurative e urbanistiche. Il modo migliore per aiutare il paese e’ programmare un viaggio Grenada e contribuire in questo modo a rimettere in piedi la sua importante industria turistica.
Tratto da: Carabi 1° ed. italiana marzo 2006 Ed. Lonely Planet
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